

Fate attenzione al melograno. I suoi effetti materiali sull'organismo umano sono la stitichezza. Soprattutto la sua scorza velenosa e le sue radici.
Ciò ha radici profonde, che si perdono nella mitologia. È un fatto di sangue. E del sangue di Dioniso, quando fu smembrato dai Titani. Allora nacque il melograno.
Oggi i figli del melograno sono i figli di Einstein, cioè i nani dal pensiero debole, che non solo hanno il cervello da liscio, ma il regolare elettroencefalogramma piatto.
Spesse volte ho dovuto rapportarmi a "filosofi" la cui eroica mancanza di autostima, o il cui nichilistico cattocomunismo, li poneva talmente in conflitto con se stessi che di fronte alla semplice conoscenza assoluta che 1 + 1 fa 2, si opponevano violentemente alle mie considerazioni, e secondo lo stile di quegli ubriachi che hanno la ciucca cattiva! Ovviamente, il loro opporsi non entrava nel merito della giustezza del calcolo numerico. Perché tutti sanno che se si mangia un panino e se ne possiedono due, si resta con l'altro panino.

Ciò che mi veniva argomentato per contraddire quanto affermavo è un'incredibile serie di imbecillità, che a raccontarla tutta occorrerebbe molto tempo e spazio. Mi limito qui a un paio di battute. Mi si disse per esempio che affermare attraverso logica numerica il mio pensiero era immorale, dato che tale mezzo costringerebbe la gente a capire "senza permettere che il pensiero germogli per forza propria", e che il fatto di inserire in un discorso sociale le mie idee sarebbe qualcosa di antisociale in quanto controllabile solamente da chi ha una conoscenza specifica in materia. Ma l'idea di un pensiero che germogli per forza propria senza un io in cui svilupparsi, è sensata quanto quella di un seme che possa gettare una radice e un fusto senza un terreno in cui piantarlo e senza luce ed aria in cui foglie e fiori possano svilupparsi. Ciò che dunque era davvero antisociale in quelle obiezioni, era il non volerne sapere di ammettere la possibilità dell'affermarsi di una sociologia, poggiante su pensiero non solo astrattamente logico ma anche conforme alla realtà. Certamente ognuno ha i suoi tempi evolutivi. Questo però non dovrebbe escludere dal dialogo una logica sociale conforme al dato reale. Tutto il mio contributo di pensiero presente nel web in merito ai problemi della cultura, del diritto e dell'economia, non è teoria, e neanche è qualcosa da credere o da non credere. È un fatto. Un fatto che la concretezza del pensiero di ogni essere umano può cogliere - ognuno nella propria interiorità - come collegamento esoterico alla realtà (intendo per "esoterico" tutto quanto sta in correlazione interiore - dal greco "esoterikòs" che significa "interiore" - con fatti reali, secondo analisi della realtà vista nella sua organicità. Oggi il cittadino tende ad esonerare il suo pensare dalla propria vita, proprio perché gli hanno fatto astrattamente credere che il pensare umano è solo pensare, non vale nulla, è astratto. Così, da un lato i fisici insegnano al mondo il PRINCIPIO DEL DISORDINE (secondo principio della termodinamica) che tenderebbe a condurre a rovina ogni cosa organizzata, e dall'altro insegnano contemporaneamente il contrario, vale a dire che esiste, come PRINCIPIO DELL'ORDINE, il principio di progressione delle cose organizzate (Darwin). Dunque mentre il mondo fisico tenderebbe alla decadenza, il mondo biologico tenderebbe al progresso.

Ma possono davvero questi princìpi antitetici essere ciò che, fin dalle elementari, la scuola richiede ai nostri figli di astrattamente unire come due facce della stessa medaglia, scavalcando logica e buon senso? Non è questa la medaglia dell'imbecillità che la scuola di Stato conferisce ai futuri sudditi? Oggi, epoca dell'uomo senza meraviglia, i più cretini passano per scienziati, saldamente ancorati al principio su cui si basa la scienza: l'oggettività. Nessuno di loro considera che se davvero si pretende che una scienza "rigorosamente oggettiva" derivi il suo contenuto soltanto dall'osservazione, si deve pure pretendere che essa rinunzi completamente al pensare, perché per sua natura il pensare va sempre al di là dell'osservato. Credo pertanto sia davvero il tempo di riorganizzare e sviluppare liberamente il sapere che vogliamo offrire ai nostri bambini se non vogliamo farli restare nella preistoria della mente umana in cui siamo arretrati tutti. L'origine dei conflitti mondiali è radicata in errori della scienza, poggianti su progressiva incapacità dell'epoca a comprendere l'uomo. La tendenza galileiana di osservare prima il dato empirico e poi di codificarlo da un paio di secoli si è progressivamente e radicalmente invertita. La necessità di ottenere macchine a vapore sempre più potenti e redditizie (il primo motore a vapore fu realizzato da James Watt nel 1769) incentivò le ricerche e gli studi nel campo della termodinamica, e lo sviluppo di questi studi contribuì a far prevalere il metodo deduttivo su quello empirico. Uno dei fondamenti della termodinamica fu il cosiddetto secondo principio. Elaborato dal fisico tedesco Rudolf Clasius e generalizzato da Ludwig Boltzmann, tale principio afferma che qualunque sistema fisico non può che procedere da un minore ad un maggiore stato di entropia (l'entropia, termine coniato dallo stesso Clausius, è la misura del grado di disordine di un sistema), cioè da uno stato ordinato ad uno meno ordinato. Questa affermazione, apparentemente innocua, in realtà prevedeva per l'universo la morte termica e lo condannava ad una fine caotica e irrimediabile più o meno lontana. La coscienza di un inevitabile compimento della "storia cosmica" si aggiunse così alle numerose cause che portarono alla profonda crisi culturale degli ultimi decenni del XIX secolo: contemporaneamente, infatti, Nietszche precludeva ogni possibilità di indagine filosofica, mentre Lamark, Darwin e Malthus avanzavano teorie aberranti che definitivamente toglievano all'uomo le ultime pretese di centralità nella natura sopravvissute a Copernico ed a Keplero; in letteratura, il periodo decadente e di avanguardie nell'arte figurativa offrivano l'espressione di una civiltà che sempre più fuggiva dal reale per rifugiarsi nel sublime mondo del bello e dell'introspezione. Questa crisi, non a caso, si sviluppava parallelamente alla degenerazione progressiva dei rapporti pacifici tra le nazioni. La prima guerra mondiale completò il disfacimento di tale civiltà: il mondo perse completamente la fiducia nel progresso, perché con le nuove tecnologie, il progresso fu finalizzato unicamente - grazie soprattutto alla schiera dei "filosofi eroi" alla Russell - allo sterminio di venti milioni di persone.

In questo mondo atterrito, distrutto socialmente e psicologicamente, che vedeva nella scienza non più la via per la libertà culturale ma la strada più diretta per l'annientamento totale, si erano inserite, appunto, le note legge della conservazione della materia e della conservazione dell'energia, che Julius Robert Mayer (1814-1878), medico e fisico - ma bisognerebbe dire solo "cretino" - aveva scoperto nel 1842, e che nel 1851 aveva annunciato come l'equivalente meccanico del calore, anche se per la fisiologia umana tale legge è una bufala. Anche se l'avvento dell'"uomo-macchina" e dei figli del melograno sbarra da tempo la via verso la conoscenza dell'essere umano, ed anche se nelle scuole di Stato basate sulla totale mancanza di pensiero si continua a proporre come cosa seria tali bufale, chi ragiona (anche solo un po') non può fare a meno di accorgersi che, per esempio, la legge della conservazione della materia è un'insensatezza. O figlio del melograno, proprio in te stesso tale legge non ha alcun valore, dato che in ogni istante accade in te qualcosa che contraddice in modo incontrovertibile tale stupidaggine. Infatti accogli continuamente in te alimenti che, passando nell'apparato digerente, vengono tutti e totalmente da te distrutti, eliminati. O vuoi forse davvero affermare il contrario, sostenendo che ti nutri di melograni per conservare in te la materia in te secondo la legge! Solo eliminando materia, la vita può infatti continuamente fluire dal mondo divino spirituale in ciò che è stato distrutto: quando gli alimenti passano nei vasi linfatici, ciò che era morto o ridotto a pezzettini dai 32 "Titani" dei nostri denti, ridiventano in noi qualcosa di vivente, assumendo la nostra forma! Chi conosce o osserva l'essere umano sa che nel suo processo organico la materia viene assolutamente annientata per essere ricreata di nuovo. Proprio nel nostro organismo vi è dunque un processo contrario alla legge della conservazione dell'energia, che dal secolo XIX viene fatta credere ai cittadini attraverso la cultura di Stato. Catastrofica menzogna è dunque la legge "del melograno" che la materia si conservi anche attraversando l'organismo umano! Ma il mondo spirituale è buono e ricicla tutto in bene... Così doveva essere, affinché l'uomo si potesse accorgere dell'errore più grande che impediva la sua autoconoscenza. L’aver stabilito la legge della conservazione della materia fu e rimane la prova lampante che non si conosceva e non si conosce più l'uomo interiore.
L'esigenza è quindi quella di liberarsi delle pseudoscienze alla Angela, Hack, Cicap e compagnia bella, poggianti sul pensiero debole di chi si rassegna in definitiva a conoscere soltanto il corpo fisico. E per liberarsi degli effetti "scientifici" del melograno occorre in definitiva purgarsi... ed espellere le stupidaggini, perché il melograno rende effettivamente stitici. Tutto ciò non si svolse e non vale solo negli aspetti corporei. Nel campo della psicologia e della politica le cose non andarono meglio dato che, appellandosi al principio della conservazione dell'energia ed agli esperimenti di Rubner e Atwater, si arrivò perfino a scoprire il cosiddetto "parallelismo psicofisico".
Da qui poi partirono le belle trovate politiche del consociativismo della serie "convergenze parallele"! Già da ragazzo, sentendo parlare di "convergenze parallele", mi chiedevo: ma non è forse ciò un'illusione ottica? Se infatti le parallele possono davvero incontrarsi all'infinito, ciò significa forse che solo nell'infinito io posso sapere qualcosa sul rapporto fra corporeità e interiorità? Forse che la mia interiorità non è più interiorità quando ho defecato?
Certamente non è poetico scrivere questo, ma è urgente fare presente che l'avvento del "parallelismo psicofisico", delle "convergenze parallele" e dell'attuale linguaggio antilogico o sognante, che era e continua ad essere per me il sintomo dell'incapacità dell'uomo di comprendere se stesso, può generare solo intellettualismi del tipo "tutto è relativo", e in definitiva solo guerre, cosa ben più grave della mancanza di poesia.
La teoria della relatività - uno dei più grandi trionfi della scienza - in quanto rivoluzione scientifica cosa rivoluzionò? Certo, l'impatto culturale della relatività fu enorme, tanto che, fatto stranissimo per una teoria fisica, la bufala appariva a quel tempo sulle pagine di tutti i quotidiani.
Se Galileo e i suoi successori avevano abituato ad una scienza che spiegasse il mondo in modo semplice, partendo da concetti chiari e utilizzando esperienze quotidiane, possibilmente ripetibili, Einstein, al contrario, con i suoi concetti di spazio-tempo e di relatività dei tempi, forniva una descrizione dell'universo che contraddiceva chiaramente il senso comune e l'esperienza quotidiana.
La storia della bistecca è nota. Circa un secolo fa, un fisico aveva infatti presentato a studiosi un semplice esperimento sulla relatività, da cui appariva che è del tutto indifferente strofinare un fiammifero sulla sua scatola, oppure tenere fermo il fiammifero e strofinarvi contro la scatola, dato che in entrambi i casi il fiammifero si accendeva. Uno degli astanti, di fronte a questo fisico che amava spiegare la relatività con la semplificazione del fiammifero che si accende sfregandolo sulla scatola, ma che si accende anche se si sfrega la scatola sul fiammifero, aveva risposto: "Però c'è una bella differenza se io mangio una bistecca o se la bistecca mangia me". Così il fisico si scandalizzò per il trattamento della teoria della relatività da parte di questo altro studioso. Quest'ultimo però aveva ragione. Infatti egli diceva "Certo, qui c'è qualcosa di relativo. E tutto quello che viene applicato ad uno spazio newtoniano o a uno spazio euclideo, anche quello è tutto relativo. Però non appena tratto la relatività in merito alla gravità, le cose non vanno più così semplicemente come Einstein se le rappresenta, dato che sopravvengono condizioni reali!".
Infatti, nella misura in cui si adotta un pensiero conforme alla realtà non si può procedere mediante convergenze parallele o altri padossi di questo tipo. La relatività si fa valere propriamente quando l'intera realtà viene scambiata con matematica, geometria e meccanica. Ma quando si entra nel campo della realtà, allora la relatività non va più bene. Infatti, decisamente, non è per nulla relativo io mangio un melograno, o il melograno mangia me. Con la scatola di fiammiferi si può muovere la scatola o il fiammifero, ma il panino bisogna mangiarlo, non si può lasciarsi mangiare dal panino.
È roba da matti, proprio da manicomio, e da manicomio criminale, soprattutto se poi, in nome di simili cazzate demenziali, "relatività relativa" (cioè tutto è relativo tranne l'affermazione che "tutto è relativo"!), "parallelismo psicofisico", "conservazione dell'energia", "morte termica", "selezione naturale della specie", si giustifica la trasformazione di quelle "palle" in palle di cannone o in bombe atomiche. Giochino pure gli antilogici figli del grande melograno Einstein, con la sua "scatola di fiammiferi", dato che essa non fa male a nessuno. Ma l'atomica fa male. Giochino pure costoro a fare i filosofi eroi, dato che la dialettica è oramai per loro come una droga di cui non possono fare a meno per catechizzare nei forum la loro identificazione con la materia e con le proprie viscere, conservate in pregiudizi astratti. Però se proprio non possono fare a meno della relatività, ripassino allora Giordano Bruno.
Quanto segue è la conclusione di Giordano Bruno in merito, appunto, all'abitudine, basata sui pregiudizi astratti del fideismo o dell'intellettualismo del suo tempo, di credere vero il falso.
"Un senso basato su un falso fondamento di fede ha posseduto per abitudine, fin dai primi anni, gli stolti non meno di quanto un sacro senso si sia manifestato nelle parole divine; non meno l'uno si comporta come se avesse raggiunto la luce quanto l'altro si compiace perché sono state squarciate le tenebre. Sebbene per quest'ultimo le cose si rivelino attraverso tutti sensi in maniera inopportuna e battano alle porte della ragione con amichevole tocco e chiamino con la voce della natura, non per questo esso ha raggiunto la sapienza; resistono, infatti, i fondamenti primi poiché aderiscono profondamente alle interne viscere. Sebbene risplenda di una più chiara luce, l'infelice ha imparato a rendere ciechi i suoi occhi e a calpestare la natura e la sapienza. È da questo genere di uomini che balzano fuori i facili creduloni e sostenitori di non dotte dottrine secondo cui le voci della natura sono dei miracoli e l'arco di un cerchio, per quanto grande sia, non potrà mai uguagliare una linea nel piano. L'assurdità che la mente aveva prima concepito si rafforza e il senso che completamente viene ascoltato, in modo da negare le cose manifeste di cui potrebbe essere convinto e ricorrere invece a quei mezzi grazie ai quali l'ignoranza riesce a smorzare tutta l'intensità della luce della natura, soffoca tutto il fulgore alimentato dalla costante luce del raggio del Sole. Così hanno avuto origine mille prodigi strabilianti per cui gli stolti restano stupefatti e con voce animalesca celebrano la natura occulta delle cose, mentre denigrano quella manifesta [...]. Potrai concludere che tutte le cose determinate sono un minimo ed un niente, se collocate nello spazio infinito, riducibili alla specie di atomi e punti. Da ciò deriva che solo l'uno è semplicemente grande e chiaramente le altre cose, solo relativamente, sono grandi o minime" ("OPERE LATINE di Giordano Bruno, Il triplice minimo e la misura. La monade, il numero e la figura. L'immenso e gli innumerevoli", Ed. UTET, Torino, 1980).
Giordano Bruno parlava già di relatività, ma ne parlava secondo una logica conforme alla realtà, cioè non contraria al buon senso, come è quella degli stupidi: "Io rimango del tutto senza parole innanzi alla loro stupidità così poco opportuna, come davanti a quella di chi afferma che due linee che procedono all'infinito non si possono mai incontrare, sebbene si avvicinino tra loro sempre più" (ibid.)
La tesi di derivazione euclidea, secondo cui cerchi di diversa e progressiva grandezza, incontrerebbero la tangente del primo soltanto in un punto, poggia sul fatto che quanto più il cerchio aumenta di grandezza, tanto più i punti di intersezione si allontanano dal suo centro, senza mai coincidere con la tangente. Tale fatto però contraddice la percezione. Nella pratica, risulta infatti che il cerchio grande tocca la tangente non solo in un punto astratto, ma anche secondo un contatto lineare ("minimus circulus uno, minor paucioribus, maior pluribus, maximus omnibus punctis tangit lineam vel planum subiectum") (G. Bruno, "Articuli adversus mathaticos", in OPERE LATINE, op. cit.).
La cosa si presenta con evidenza immaginando dei poligoni regolari circoscritti, i cui lati aumentino progressivamente. Certo, se si assolutizza il ragionamento, sembra che i raggi possano aumentare senza limiti. In realtà, essi si avvicinano a un limite che è circa 12 volte quello del cerchio centrale (la figura sottostante ne rappresenta solo 7) dopo di che, il lati del poligono, essendo in contatto lineare con la circonferenza, sono in fondo il cerchio stesso.

Per il sostenitore della relatività, probabilmente, questa non è che un'opinione che non permetterebbe i precisi calcoli dei viaggi spaziali! Infatti il suo mondo è costituito da mere misurazioni fisico-matematiche e dotato della sua dinamica relativistica. Egli crede di entrarvi, e in effetti entra in quel mondo da lui costruito, preventivamente formulato e rappresentato, traendone serie di esperienze e notazioni, che non appartengono però a un oggettivo contatto col cosmo, ma al contatto con l'astratta rifrazione matematico-fisica di esso. Egli crede perciò che l'essere umano possa andare sulla luna. Ignora che le astronavi e i missili cosiddetti "spaziali" navigano in realtà solo entro miraggi. Ignora la vacuità di senso dell'impresa cosiddetta "spaziale", ed identifica la conoscibilità della luna con la sua raggiungibilità. Il cosmo gli appare sensibile in rapporto al suo terrestre, o locale, percepire sensorio: identificando la conoscenza con il regno della misurabilità e la dilatazione della conoscenza con la dilatazione dei limiti fisici, ha l'illusione di superare tali limiti spazialmente. Gli sfugge però che questi limiti non riguardano l'oggettività spazio-temporale, ma il pensiero ancora incapace di superarli in se stesso. Ignora in se stesso il limite spazio-temporale che lo separa dall'elemento vivente di un filo d'erba, o di un chicco di grano. Ignora ciò che lo separa da tutto il vivente terrestre, e vuole andare sulla luna. Vuole conoscere la luna, quando non ha ancora conosciuto la terra.
Così, coi soldi delle tasse dei poveri terrestri, realtà che non vuole riconoscere, estende la sua ignoranza fino all'orbita lunare. Arriva alla luna perché si illude di arrivarvi come essere umano. Sulla luna vi è l'impronta del suo scafandro, non del suo piede... e il suo scafandro segna la cablatura cerebrale che ha permesso tale illusione a spese dei poveri, i quali - giustamente - faticano a comprendere il senso della "teoria della relatività"... di tali imprese.
D'altra parte, ciò che più veniva celebrato della relatività era la sua quasi totale incomprensibilità. Erano infatti ricorrenti, nel mondo scientifico, aforismi del tipo "solo una dozzina di scienziati al mondo riuscirebbero a comprendere la relatività", o "al mondo esistono solo due persone che siano in grado di capire la relatività: Einstein e Dio" e frasi di questo tipo, pronunciate da scienziati come Piero Angela, non sono poca cosa! Einstein, il grande melograno, divenne, assieme alla matematica teorica, un mito dei nostri tempi, non solo per la ristretta cerchia degli "scienziati" ma per gran parte della popolazione del mondo, come dice Abraham Pais, suo biografo: "Einstein esaudisce due bisogni profondi dell'uomo, il bisogno di sapere e il bisogno non di sapere, ma di credere... Egli rappresenta ordine e potenza. Diventò l'uomo divino del XX secolo [...] e rimane più che mai un mito e un punto di riferimento non solamente per il mondo scientifico ma anche per tutta la cultura contemporanea" (Abraham Pais, "Sottile è il signore... La scienza e la vita di Albert Einstein", Ed. Boringhieri, Torino 1991).
Con Einstein rinasce infatti il mito di una scienza élitaria, destinata e accessibile a pochi eletti. La leggenda di Einstein spinse così gli "scienziati" ad abbracciare una scienza di sola speculazione, e fornì loro un autorevole precedente come giustificazione. Questa concezione del sapere, vecchia di tremila anni, organizzata precisamente sugli stessi principi usati in Egitto dai sacerdoti di Iside per sottomette e reclutare "lavoratori", fondendosi col pessimismo tipico dell'inizio del XX secolo, portò, in cosmologia, al risultato più ovvio: un universo chiuso, finito nello spazio e nel tempo, nato nel passato e destinato alla morte termica. Anche la cosmologia del Big Bang è un risultato di tale visione deduzionistica ed élitaria della conoscenza, né essa va estraniata dal contesto storico e culturale in cui si sviluppò: un'epoca del tutto preda della fede nel mondo materiale, talmente tramortita intimamente nell'anima che rispetto ai profondi tesori dell'interiorità umana non ebbe più nessuna veracità.
Tale epoca, facendo nascere il mondo dalla nebulosa primordiale di Kant-Laplace che si addensa, e nell'addensarsi produce gli esseri viventi e in ultimo l'uomo, poteva solo dire che un tale insieme di reciproche attività - compreso tutto ciò che gli umani elaborarono nel campo della moralità - è destinato a scomparire in una morte nel calore. Ma questo non è vero. È vero solo per quei figli del melograno che sono talmente alienati nel trasudato psichico del passato, che vivono ancora in un'epoca che in realtà è oramai finita. L'epoca scientificamente menzognera e glorificatrice della materia che generò il "parallelismo psicofisico", la "conservazione dell'energia", la "relatività", la "morte termica", le "convergenze parallele", il "pensiero debole", ed altre menzogne scientifiche di questo tipo, come l'"economia del deficit" o l'"ecomia del debito pubblico", sta per finire.
Anche se tali assurdità, hanno avuto il potere di far degenerare la stessa cosmologia di Keplero e di Giordano Bruno, l'uomo normale che non si lascia spaventare di un simile vaneggiamento scientifico, c'è ancora. Costui non ostacolerà di certo la scienza e la ricerca, nemmeno quella dei viaggi spaziali, però esigerà sempre più che le risoluzioni dei problemi terrestri e della povertà del mondo siano logicamente primarie rispetto a quelle imposte dai controllori delle torri di Babele scientifiche ed economiche. Quelle torri stanno cadendo tutte. L'uomo, incominciando dall'uomo orientale, che ha il cuore nel cervello, scopre di essere stato ingannato e si rivolta. Non accetta ciò che non è vero, perché sa per certo che la non verità non può costringerlo alla schiavitù.
Non è vero che l'energia non subisce degradazioni: "L'energia subisce una continua degradazione. Così l'energia del sole passa per mezzo dello spazio fisico ai corpi circostanti che fanno da condensatori, e in tale passaggio essa compie un enorme lavoro: la temperatura del sole andrà diminuendo e quella dei pianeti invece aumentando, talché verrà un tempo che regnerà dappertutto una temperatura uniforme, più o meno elevata; l'energia sussisterà ancora eternamente senza distruzione alcuna" (Gaetano Castelfranchi "Fisica sperimentale e applicata", Ed. Hoepli, Milano, 1961).
Non vi è nessuna "costanza della materia". La legge della costanza della materia o dell'energia, ancora vigente nella fisica delle nostre università è un'immagine illusoria, che considera solo l'immagine MATERIALE del mondo. La materia si può trasformare, certo, ma solo in apparenza, e viene elevata a realtà solamente dalla creatura più elevata del cosmo: l'uomo, e solo grazie alla sua creatività. Supporre l'esistenza di eterni atomi rigidi non è altro che debolezza di pensiero. Il pensiero conforme alla realtà non può che percepire la realtà di una materia che viene continuamente dissolta fino al nulla.
L'uomo può parlare di "costanza della materia" solo perché, mentre della materia sparisce, ne nasce continuamente dell'altra. Però sempre più si accorgerà di questo colossale errore (se fai la fotocopia di documenti e poi bruci gli originali, ti rimangono le copie, non gli originali. Sbagli se credi che quelli siano gli originali, vedendoli identici a quelli che hai fotocopiato. In realtà i documenti vecchi li hai bruciati e ne hai copiati dei nuovi. La stessa cosa accade col divenire universale).
È molto importante arrivare a conoscere e correggere tale errore: là dove nell'uomo la materia scompare, essa diventa apparenza e nasce nuova materia, e proprio lì c'è possibilità di libertà e di amore, perché libertà e amore sono collegati fra loro.
Chi parla dell'eternità della materia, cancella sia la libertà da un lato, sia l'amore pienamente sviluppato dall'altro.
Solo grazie alla conoscenza del fatto che nell'uomo il passato si distrugge completamente, il futuro può nascere a nuovo, ed essere del tutto in fase germinale. Perciò nasce nell'uomo l'amore, che è devozione per qualcosa verso cui non si è spinti dal passato. E perciò nasce la libertà, che è azione senza premesse di necessità.
Libertà e amore in realtà sono comprensibili solo per una concezione scientifico-spirituale dell'uomo, non per altro.
Se approfondirai l'immagine del mondo, nata nel corso degli ultimi secoli potrai anche calcolare quante difficoltà si dovranno superare nei confronti dell'abituale modo di pensare cablato odierno, e farti largo con un pensiero nuovo, senza pregiudizi, come è quello scientifico-spirituale.
Nell'attuale immagine del mondo che la scienza delle università di Stato continua a offrire non ci sono punti d'appoggio per poter arrivare a comprendere realmente libertà e amore, ma solo punti d'appoggio per un'ulteriore guerra mondiale. |