Bufale sullo spazio e sul tempo - genocidio-onu

Bufale sullo spazio e sul tempo

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Penetrare lo spazio e incontrare il fluire del tempo, è possibile solo a chi non si illuda di liberarsi dalle condizioni sensibili portandosi oltre uno spazio e un tempo, ritenuti reali perché misurabili. La realtà dello spazio e del tempo non è misurabile. La si attinge superando non determinate forme del misurare, ma superando il misurare stesso, nella misura della consapevolezza di come e perché esso sorga, e di cosa lo spirito chieda nel racchiudere in misure la sostanza del suo eterno cercare, e che soltanto giustifica, come verità, il misurare transitorie visioni di ciò che supernamente sono lo spazio e il tempo.
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genocidio-onu - 04:38 PM, Oct. 22, 2006

Ripropongo una mia vecchia pagina che rimossi dal web, reputandola culturalmente obsoleta, soprattutto in merito all'aberrante "filosofia" di Russell. Ho dovuto ricredermi, dato che soprattutto oggi, 2006, le varie televisioni di destra e di sinistra ripropongono continuamente dalla mattina alla sera la succubanza alle decisioni ONU, come se l'ONU fosse cosa buona e giusta. Ripubblico perciò il seguente scritto, dedicandolo ai filosofi italiani, ancora orgogliosi di essere UMANI.

 

Genocidio ONU

 

I nostri politici, cioè la criminalità politicamente organizzata, sono strutturati secondo schemi precisi, in cui la hit parade della menzogna ne forma le basi con al primo posto le confessioni religiose, al secondo i mass media, ed al terzo i politici.

Tanto nella politica quanto nel militarismo, il crimine è perciò diventato oggi l'ovvio, cioè un sistema in cui il fine giustifica i mezzi ("Macchiavelli" docet), e in cui tutta la strategia tende esclusivamente ad imparare come si stermina legalmente il "popolo sovrano".

Il sistema viene poi trasposto nella vita civile attraverso un vero e proprio "terrorismo di stato protezionista" in cui tutto assume forma legale, in modo che nessuno, anche fra i vari sedicenti filosofi, possa fiatare.

Non si è mai sentito nessun filosofo infatti affermare che il mezzo ingiusto rende iniquo il fine giusto, e solo di fronte all'evidenza, ogni tanto qualche giornale parla, ad esempio, di genocidio ONU (1). Anche tale parlare fa comunque parte del sistema: infatti quando ciò avviene, la questione viene posta in termini moralistici della serie: hai compiuto il genocidio, perciò dovresti chiedere scusa!!! (vedi la nota 1).

Prima di affrontare la "teoria del genocidio", devo ancora accennare alla magia nera del SIGNORAGGIO, in quanto soluzione finale della "soluzione finale".

In pratica il ragionamento criminale legale è: sulla terra ci siamo in troppi, o si fa come ha fatto Hitler, oppure copre la truffa del signoraggio, perché qualora essa venga conosciuta perdiamo tutti credibilità.

Si dia uno sguardo alla seguente Interrogazione parlamentare UE del 12 giugno 2002, prelevata dal sito delle interrogazioni del parlamento europeo:

 

Interrogazioni parlamentari. INTERROGAZIONE SCRITTA E-1673/02 di Roger Helmer (PPE-DE), Charles Tannock (PPE-DE) e Theresa Villiers (PPE-DE) al Consiglio (12 giugno 2002).
Oggetto: signoraggio
Può il Consiglio indicare qual'è stato l'impatto del signoraggio sulle finanze nazionali di ciascuno degli Stati membri che hanno adottato l'euro?
Dispone il Consiglio di stime relative ai costi o i benefici finanziari del signoraggio per il Regno Unito qualora questo Stato membro aderisse all'euro?

Risposta/e pubblicata/e nella GU Lingua originale dell'interrogazione EN GU C 92 E del 17/04/2003 (pag. 78). Interrogazioni parlamentari. INTERROGAZIONE SCRITTA E-1673/02 di Roger Helmer (PPE-DE), Charles Tannock (PPE-DE) e Theresa Villiers (PPE-DE) al Consiglio (12 giugno 2002).
Risposta (16-19 dicembre 2002):
Dopo l'adozione dell'euro da parte degli Stati membri partecipanti, il reddito monetario che questi precedentemente generavano dalle loro valute nazionali ("signoraggio") è stato trasferito alla BCE. In conformità dell'articolo 33 dello statuto del SEBC e della BCE, questo reddito monetario viene aggiunto ai costi o benefici netti della BCE. In caso di benefici netti, l'articolo 33 stipula che i benefici rimanenti dopo la detrazione di un importo da trasferire al fondo della riserva generale della BCE siano distribuiti alle BCN che sono le azioniste della BCE, in proporzione alle quote da esse pagate. Tuttavia, nei tre anni dal 1999 al 2001, il signoraggio derivante dalle banconote emesse non è stato raccolto e distribuito. Il Consiglio non dispone per ora di altre stime per rispondere all'interrogazione. GU C 92 E del 17/04/2003 (pag. 78).

 

La mia traduzione terra terra di questo linguaggio è la seguente:

Domanda: "Cosa ne fate dei soldi cittadini del signoraggio?"
Risposta: "Sono cazzi nostri, cosa vuoi sapere tu. Ora comanda la BCE".

O filosofi dell'etica, cos'è dunque il signoraggio?

La mia risposta èla seguente: il signoraggio è "etica bancaria", cinica quanto basta al crimine di base dei banchieri, vale a dire alla truffa dell'emissione monetaria generatrice di debito pubblico.

Lo smascheramento di tale truffa, che il popolo deve assolutamente comprendere, se non vuole continuare a farsi turlupinare, può essere sintetizzato oggi in questi termini:

Quando la moneta era convertibile in oro, le banche centrali potevano ritenersi proprietarie della moneta in quanto proprietarie della riserva aurea.

Con l'abolizione della convertibilità e della stessa riserva (15 agosto 1971), le banche non sono più proprietarie della moneta. Esse continuano tuttavia a comportarsi come se lo fossero, in quanto emettono moneta PRESTANDOLA: mentre dovrebbero distribuirla alla collettività nazionale.

Infatti è il popolo che, accettandola, ne crea il valore.

Ne consegue che, all'atto della emissione, le banche, prestando il dovuto, caricano illecitamente quella carta (cartamoneta) non solo del costo tipografico, ma del 200% del valore nominale dei soldi, nella misura in cui lo vogliono restituito, con gli interessi, come valore d'acquisto.

Ciò significa che i banchieri oggi espropriano ed indebitano illecitamente e impunemente: addebitano infatti la moneta a chi ne crea il valore accettandola, vale al popolo, che ne è il legittimo proprietario.

Infatti, mentre per i normali debiti l'oggetto del debito preesiste al prestito nelle mani del creditore, nell'odierno signoraggio dei banchieri (studiato impunemente nelle università) l'oggetto del debito è creato dal debitore, contestualmente al debito, per il solo fatto che lo accetta.

In parole povere: nel rapporto fra pari, se tu contrai un debito con me in quanto io ti presto 100, io metto questi 100 nelle tue tasche, togliendoli dalle mie dove essi erano prima; nel rapporto di signoraggio, invece, i 100 che io ti presto, io non li ho se non come carta straccia (che io stampo e a cui non corrisponde alcuna mia riserva aurea) a cui tu solo puoi incominciare a dare valore di debito nei miei confronti.

Tutti, certamente, hanno il diritto di prestare denaro.

Ma chi lo emette creandolo dal nulla e senza riserva può avere questo diritto?

Se il prestatore di denaro avesse anche la facoltà di stamparlo, basterebbe allora munirsi di una stampante formato familiare per sollevare, con quella "stampa-soldi" l'economia delle famiglie italiane?

La risposta è dunque che chi presta non può stampare, e chi stampa non può prestare.

Invece poiché le banche centrali - a partire dalla fondazione della banca d’Inghilterra - emettono moneta prestandola, il cittadino vive succube di questa turlupinatura.

Il conflitto Sharon-Arafat, più che una guerra di religione fra ebrei e filistei (o palestinesi) è - da questo punto di vista - un conflitto di interessi generali fra banchieri (stranamente del film sui banchieri di Dio non si sente dire più nulla!).

La teoria del genocidio fu ed è infatti continuamente pianificata dai banchieri.

Nel 1857, dopo mezzo secolo di guerre continue (2), l'intero continente indiano si ribellò al ferreo dominio della compagnia britannica delle Indie Orientali, e la rivolta viene soffocata nel sangue: milioni di persone vennero assassinati, giustiziati, massacrati e mutilati in ogni parte dell'India; migliaia furono i villaggi incendiati e rasi al suolo: un vero genocidio che scosse l'opinione pubblica mondiale.

Supervisore giornaliero di queste orribili carneficine e direttore-capo del servizio di intelligence della "Compagnia" era un economista: John S. Mill (3).

"Pacificato" il continente indiano, gli strateghi britannici decisero che l'oppio e la "canapa indiana", con cui venivano pagati i prodotti tessili inglesi esportati in India, dovevano trovare uno sbocco nell'immenso mercato cinese (4).

Ma chi governava l'Inghilterra in questo periodo?

Primo Ministro (e gran maestro della massoneria di rito scozzese) era Lord Palmerston; ministro degli esteri era Lord John Russell; i due principali ministri di gabinetto erano due membri della famiglia Villiers; il ministro per le colonie era Edward Bulwer Lytton.

G. Murray

Legato da vincoli di parentela con tutte queste potenti famiglie (5), e vantando un "padrino" come John S. Mill, il futuro "filosofo" Bertrand Russell avrebbe portato poi in sé la propensione a soluzioni politico-strategiche dichiaratamente genocide, al punto che nel 1902 scriveva all'amico Gilbert Murray: "Nell'ultimo periodo non sono stato che oppresso dalla noia, dal tedio e dalla vanità delle cose: non vi è nulla che mi ecciti, nulla che sembri avere senso, fare o aver fatto; l'unica cosa che fortemente sento, che vale la pena di fare, sarebbe quella di uccidere il maggior numero possibile di persone, così da diminuire la coscienza globale mondiale" (6).

Lo stesso anno, per arginare l'inarrestabile sgretolamento dell'impero britannico, venne creato, in Inghilterra, un circolo elitistico, detto "Club dei Coefficienti", che tenne riunioni private, nel periodo compreso tra il 1902 e il 1908 (7). Fu nel corso di questi incontri che venne pianificata la prima guerra mondiale e stabilite le sue finalità (8)!

Concordi nel concepire l'impero britannico come governo mondiale da estendersi all'intero pianeta, i membri del "Club" si divisero, però, sulla strategia da adottare. Alla proposta di mobilitazione nazionale pre-bellica, in previsione di un intervento britannico nel conflitto, sostenuta dalla maggioranza dei membri del "Club", si contrappose la "soluzione" di H. George Wells e di Bertrand Russeli, i quali prospettavano l'annientamento del continente europeo attraverso la "Rivoluzione" ed il "Controllo sulla mente umana : "La soluzione non sta in uno scontro diretto" - aveva affermato Wells - "Noi possiamo sconfiggere la 'cultura', perché conosciamo come funziona la mente umana e il suo imperscrutabile subconscio" (9).

Wells e Russell furono messi in minoranza, ma la soluzione "interventista" non raggiunse gli obiettivi sperati, né con la prima, come neppure con la seconda guerra mondiale: l'impero britannico venne ridimensionato, mentre si affermò lo strapotere sovietico e la supremazia americana.

Fedeli alla loro linea, Wells e Russell, pur non disdegnando l'impiego brutale della forza militare, si dedicarono al loro sottile progetto di pervenire ad un Governo Mondiale attraverso un progressivo potenziamento di istituzioni sovranazionali, utilizzando l'arma della "psicologia di massa" per indurre l'opinione pubblica mondiale e le Nazioni al consenso. Parte integrante del progetto era una strategia planetaria da condurre allo scoperto e in piena luce del sole, per erodere e smantellare ogni possibile resistenza a questo governo mondiale, favorendo, così, una supina accettazione di essa.

Chi maggiormente fomentò questa strategia fu, appunto, il "filosofo" britannico Bertrand Russell: persona di spicco sulla scena politica di questo secolo, egli determinò le scelte strategiche delle nazioni più potenti della terra, indirizzandole verso l'accettazione di un governo mondiale da realizzare attraverso lo spopolamento del pianeta. E con la collaborazione di Wells, Russell tracciò le linee strategiche di questo progetto, apertamente genocida, e fu ancora lui, tramite i suoi amici più fidati, il principale responsabile della messa in atto del piano.

Ecco, in breve, il suo pensiero che, portò a proporre il genocidio come conseguenza logica e desiderabile.

Il disprezzo della vita umana ne costituisce la spina dorsale: "La vita è un fenomeno insignificante, breve e transitorio [...] che non potrebbe creare turbamento se non fosse perché uno vi è personalmente coinvolto" (10). Al disprezzo dell'uomo, segue l'avversione e la frode dell'inutilità della scienza: "La scienza ha aumentato il controllo dell'uomo sulla natura, e si può supporre che essa sia in grado di migliorare le sue condizioni di vita. Questo sarebbe vero se l'uomo fosse un essere razionale, ma, purtroppo, non è altro che un groviglio di istinti e di passione" (11). All'uomo, ridotto a semplice animale, fa seguito la menzogna della "teoria della limitatezza delle risorse": "La scienza può abolire la povertà e ridurre il tempo dedicato al lavoro [...]. Entrambe, agricoltura e industria, se mantenute in continua espansione, non possono che portare all'esaurimento delle risorse naturali" (12). Secondo Russell, "l'industria, ad eccezione di quella che soddisfa le necessità (elementari) dell'agricoltura, è un lusso. [...]. Se sopraggiungono tempi difficili, il processo di industrializzazione, che ha caratterizzato gli ultimi centocinquant'anni, verrebbe violentemente arrestato. [...]. I centri urbani e industriali cadrebbero in rovina e i loro abitanti, se ancora in vita, ritornerebbero alle fatiche contadine dei loro antenati medioevali" (13). Russell proponeva all'umanità un preciso modello politico di civiltà: quello social-comunista di tipo rurale: "I cinesi hanno una civiltà e indole, per molti versi, superiori a quelle delle razze europee" (14). "Il socialismo, specialmente quello internazionale, è possibile solo in un sistema stabile in cui la popolazione sia stazionaria o quasi. Il suo leggero aumento può essere fronteggiato con miglioramenti nei metodi usati in agricoltura; ma un rapido aumento non può che portare l'intera popolazione alla miseria. [...]. Le popolazioni di razza bianca cesseranno, tra breve, di crescere; per le razze asiatiche e per quelle africane, invece, ci vorrà del tempo perché l'incremento demografico raggiunga un livello adeguato per mantenere la popolazione stabile senza bisogno di guerre e di pestilenze [...]. Fino a quel momento, i benefici a cui mira il socialismo possono essere realizzati solo parzialmente, e le razze meno prolifiche dovranno difendersi contro quelle più prolifiche con metodi tanto disgustosi quanto necessari" (15). All'uomo "incapace di controllo demografico", Russell illustrava le conseguenze: "Il pericolo di una carestia mondiale può essere fronteggiato, per poco tempo, da miglioramenti nelle tecniche agricole. Ma, se la popolazione continua a crescere ai tassi attuali, tali miglioramenti non potranno più bastare. Vi saranno, allora, due gruppi: l'uno, povero, con una popolazione in continuo aumento; l'altro, ricco, e con una popolazione stabile. Tale situazione non può che portare ad una guerra mondiale. [...]. La guerra potrebbe diventare così distruttiva che, per una volta e per qualsiasi tasso di incremento demografico, non vi sarebbe il pericolo della della sovrappopolazione [...]" (16). E la guerra venne da lui prospettata come una guerra contro la popolazione civile: "Gli scienziati inventano, continuamente, mezzi offensivi e difensivi sempre più elaborati. Il risultato è quello di diminuire la percentuale della popolazione da mandare al fronte, poiché cresce quella da dedicare alla produzione di armi e munizioni. Questo può sembrare un vantaggio, ma ciò comporta che la guerra moderna sia rivolta, principalmente, contro la popolazione civile e, in una nazione sconfitta, la popolazione dovrà patire le stesse sofferenze dei suoi soldati" (17). Russell non rifugge nemmeno dall'idea di fabbricare e di usare ordigni nucleari. Ecco, infatti, cosa dice questo subumano "pacifista" ed "antinucleare" di fama mondiale: "Io non sono d'accordo con quanti si oppongono alla costruzione della bomba ad idrogeno [...] poiché non vaI la pena combattere una guerra, a meno che non sia vantaggioso vincerla"! (18). E vedendo i vantaggi derivanti dalla vittoria era elettrizzato dalle atomiche sganciate a Hiroshima e Nagasaki: "Se l'America fosse più imperialista, vi sarebbe un'altra alternativa [...] alla totale obliterazione della vita civile. [...]. Durante i prossimi anni, questa politica (di disarmo) potrebbe essere imposta con la forza. Se fossero anche necessarie una o due guerre, esse sarebbero comunque brevi e terminerebbero con una decisiva vittoria americana" (19). Il bastardo "pacifista" Russell si fece perciò promotore dell'uso dell'arma nucleare per la creazione di un impero mondiale: "C'è una cosa, ed una sola, che può salvare il mondo [...]; questa è che l'America dichiari guerra alla Russia, entro i prossimi due anni, per stabilire un impero mondiale facendo uso della bomba atomica" (20). E questa, infine, è la sua idea di governo mondiale: "Quando parlo di un Governo Mondiale, io ne intendo uno che veramente governi; [...] l'unico ad avere: tutte le bombe atomiche e le fabbriche che le producono, tutta l'aviazione militare, tutte le navi da guerra e, in generale, tutto ciò che è necessario per renderlo irresistibile" (21).

La guerra atomica contro l'Unione Sovietica, però, non venne dichiarata. Fu così che, per eliminare il pericolo del monopolio nucleare americano (!), e per mantenere il controllo delle sorti del mondo nelle mani degli strateghi sovranazionali, l'Unione Sovietica fu sostenuta, dagli amici di Russell, nel suo sforzo di dotarsi dell'arma nucleare (22). In queste condizioni, la guerra atomica diveniva improbabile, ma - almeno - sempre possibile. Russell, infatti, scriveva: "Non è affatto improbabile che le grandi potenze militari del mondo conoscano la loro distruzione per la loro incapacità di astenersi dalla guerra" (23).

Al mondo, già terrorizzato, e sotto la continua minaccia di un olocausto nucleare, Bertrand Russell offriva contemporaneamernte la "psicologia di massa", arma usata per indurre o strappare il consenso: "Penso che l'argomento di più grande importanza politica - scriveva - sia la psicologia di massa. [...]. Gli psicologi del futuro dovranno avere classi di bambini ai quali dovranno, con metodi diversi, inculcare la convinzione che la neve è nera! Si potrà giungere rapidamente ad alcuni risultati; primo, che l'influenza della famiglia è di ostacolo; secondo, che non si può far molto se l'indottrinamento non inizia prima dell'età di dieci anni; terzo, che alcuni versi, messi in musica e intonati in modo ripetitivo sono di estrema efficacia!" (24).

Lo scopo da raggiungere, Russell lo spiegava apertamente con queste parole: "Imparare a sottometterci alla legge, perfino (quando questa) è imposta da stranieri che  disprezziamo ed odiamo, e che sappiamo essere completamente estranei ad ogni considerazione di giustizia" (25).

A questo punto, qualcuno potrà pensare che erano altri tempi, vale a dire tempi di idioti, o di esseri cinicamente subumani. Ebbene, NON È ASSOLUTAMENTE VERO. Anche oggi è così. Il 10 marzo 2004 il quotidiano piacentino "Libertà" pubblicava un articolo intitolato "Giocando imparano a pagare le tasse. Nelle scuole di Castelvetro un progetto di educazione alla legalità".

Ricordo che leggendolo mi vergognai di essere emiliano... Poi però considerai che questa è la normalità di oggi: per ridurre la gente alla schiavitù, è indispensabile creare un'elite in grado di dirigere l'uso della "psicologia di massa"...

Nel 1928, a questo proposito, Russell scriveva: "Voglio suggerire una nuova organizzazione sociale, una nuova istituzione che, per ora, posso chiamare enciclopedia mondiale. [...]. Questa enciclopedia dovrebbe assumere il ruolo di una Bibbia nella cultura mondiale. [Essa] dovrà esercitare una grande influenza su chiunque controlli amministrazioni, o diriga centri di creazione della "psicologia di massa", [su chiunque] dichiari guerre, produca cibo o faccia morir di fame, o stermini intere popolazioni!" (26).

Nello stesso anno, H. George Wells pubblicava un programma dal titolo: "The Open Conspiracy" (La congiura aperta) (27).

Partendo da una totale concordanza con la teoria genocida di Russell, il programma enunciava i principi di un governo mondiale, capace di porre in atto questa teoria: "1) La completa affermazione, sia teorica che pratica, della natura provvisoria dei governi esistenti; 2) la decisione di minimizzare, con ogni mezzo disponibile, i conflitti tra questi governi, [...] e le loro interferenze nello stabilire un sistema economico mondiale; 3) la determinazione di conferire la proprietà privata locale, o nazionale, o almeno il credito, i trasporti, la produzione di cibo ad un governo mondiale; 4) il riconoscimento pratico della necessità di un controllo biologico mondiale, come ad esempio, il controllo sulla popolazione e sulle malattie; 5) la definizione di uno standard minimo di libertà e di sussistenza individuale nel mondo; 6) il dovere supremo di subordinare la vita personale alla creazione di un governo mondiale, capace di assolvere a queste funzioni" (28).

Dopo aver letto quest'opera, Bertrand Russell scrisse all'autore: "Non vi è nulla, che io conosca, con cui possa essere più pienamente d'accordo" (29).

Herbert George Wells è famoso per aver predetto l'uso della bomba atomica contro la popolazione civile, e per aver fissato per il 1956 lo scoppio di un'epidemia su scala mondiale che avrebbe cancellato metà della popolazione del pianeta (30). Come non poteva trovarsi d'accordo Russell con costui? Eppure costui aveva: "La comunità mondiale che desideriamo [...] esige, quale condizione principale, un controllo deliberato della popolazione" (31).

L'ecatombe causata dalle due guerre mondiali non diede però i risultati sperati.

Deluso da ciò, Russell, nel 1951, auspicava mezzi di sterminio più "efficaci": "Attualmente, la popolazione mondiale aumenta di circa 58.000 unità al giorno. La guerra, finora, non ha avuto effetti consistenti sul rallentamento (della crescita demografica), che è continuata, nonostante le ultime due guerre mondiali. [...]. La guerra è stata finora deludente sotto questo aspetto [...] ma, forse, la guerra batteriologica si rivelerà più efficace. Se una peste nera potesse scoppiare in tutto il mondo, ad ogni generazione, i sopravvissuti potrebbero procreare liberamente senza popolare troppo questo pianeta. Tutto ciò potrebbe sembrare spiacevole, ma che importa? Le persone di grande intelletto sono indifferenti alla felicità, soprattutto se si tratta di quella degli altri" (32).

Questa "teoria del genocidio", purtroppo, non rimase "lettera morta", e tutti gli orrori che il mondo ha conosciuto in questi ultimi decenni sono contenuti in essa, grazie anche al lavaggio del cervello, praticato quotidianamente dai mass media, finalizzato all'accettazione progressiva, da parte dell'opinione pubblica mondiale, dell'idea dello spopolamento del pianeta come unica politica indispensabile per la "sicurezza umana".

Mai si è inneggiato tanto ai "diritti inalienabili dell'uomo" e mai si è invocata tanto la "pace" nel mondo come oggi, calpestando così il diritto alla vita degli esseri umani, la sua dignità, e le sue più elementari necessità ed esigenze. Mai infatti si sono viste tante guerre di sterminio dilagare in tutto il mondo come oggi.

Questa teoria genocida, disgraziatamente, non ha solamente permeato ideologie e intere istituzioni a livello internazionale; non solo si è incarnata in certe fondazioni e club sovranazionali (basta inserire in qualsiasi motore di ricerca internet le parole "Club di Roma" per vedere piovere elogi a questo club da sinistra a destra), creati per la sua messa in atto: l'attuazione di questi propositi è stata assunta addirittura come necessità politica per il raggiungimento del governo mondiale, e come politica estera, da parte di una superpotenza, col pretesto della sicurezza del mondo.

 

NOTE

(1) Cfr. ilManifesto del 17/12/99 (http://www.girodivite.it/giro/1999/59200003.htm): "L' Onu dovrebbe chiedere scusa al popolo ruandese. Questa la conclusione di una inchiesta indipendente sul ruolo delle Nazioni unite durante il genocidio in Ruanda - che aveva provocato quasi un milione di vittime - nel 1994. Secondo il team - guidato dall'ex-primo ministro svedese, Ingvar Carlsson -, che ha condotto l'inchiesta, le Nazioni unite hanno ignorato l'evidente pianificazione di un genocidio e hanno rifiutato azioni che potessero evitarlo. Il rapporto mette anche in evidenza il ruolo dell'attuale segretario generale dell'Onu Kofi Annan, che a quel tempo era a capo della missione di peacekeeping, fortemente criticato per non aver messo in allarme per il rischio di genocidio. Viene anche criticata la decisione del Belgio di ritirare i propri peacekeepers dopo l'uccisione di dieci soldati belgi. Anche una scuola, dove poi si è realizzata una carneficina, era stata abbandonata dalle forze dell'Onu. I tre membri del team che hanno condotto l'inchiesta hanno realizzato numerose interviste con i protagonisti della vicenda ruandese. Consegnando il rapporto a Kofi Annan, Carlsson ha paragonato gli avvenimenti ruandesi con l'olocausto nazista contro gli ebrei. Se gli autori del rapporto si augurano che almeno possa servire a evitare per il futuro altri genocidi, l'ambasciatore del Ruanda alle Nazioni unite ha detto che il suo paese vuole conoscere la verità e le responsabilità, e a quali livelli, delle Nazioni unite. Mentre Kofi Annan in risposta alle accuse non ha saputo fare altro che esprimere il proprio rincrescimento. Ha poi promesso azioni per evitare che si ripetano altri disastri del genere".
(2) Dal 1803 al 1853, con perdite di milioni di vite umane, l'India combatté ben otto guerre per impedire il dominio della Compagnia Britannica delle Indie Orientali. (Cfr. Gardner, Brian, "The East India Company", McCall Publishing Co., New York 1972); Cfr. anche F. Adessa, "O.N.U. GIOCO AL MASSACRO?", Ed. Civiltà, Brescia.
(3) Anton Chaitkin, "Treason in America", New Benjamin Franklin House, New York 1985, pp. 276 e 284. (A seguito di questo genocidio, la Regina Vittoria fu costretta a togliere l'amministrazione dell'India dalle mani della Compagnia delle Indie ed assumerla direttamente. J. S. Mill scrisse allora l'ultima supplica al Parlamento inglese perché ciò non avvenisse, adducendo le ragioni che l'amministrazione della "Compagnia" non sarebbe costata nulla al Governo britannico e che una "impresa privata" avrebbe tenuto l'India al di fuori delle lotte tra i Partiti politici!).
(4) Kalimtgis, Goldman, Steinberg, "Droga S.p.a.", Edizioni Logos 1980, cap. I.
(5) Idem p. 230.
(6) Bertrand Russell, Lettera del 28/12/1902 all'amico Gilben Murray, futuro presidente della "Società delle Nazioni". (Cfr. Bollettino Internazionale: "Le operazioni segrete britanniche contro l'Europa dello SME", 1979). Personalmente ho sempre considerato questo filosofo un cretino (Cfr. la pagina comica "Scopo del cretino = il maligno": http://digilander.libero.it/VNereo/scopodel.htm

 sulla sua "filosofia").
(7) I membri del "Club dei Coefficienti" furono: Lord Robert Cecil, Arthur Balfour, R. B. Haldane, Edward Grey, Leo Maxse, Leo Amery, Bellairs, Hewins, Alfred Milner, Halford Mackinder, Sydney Webb, Beatrice Webb, Herbert George Wells, Bertrand Russelì. (Cfr. Carol White, "The New Dark Ages Conspiracy", The New Benjamin Franklin House, Publishing Company, New York 1980, pp. 2-34).
(8) Op. cit., cap. I. (Il resoconto dei discorsi tenuti in queste riunioni si possono leggere nelle seguenti opere: H. G. Wells, "Experiments in Autobiography", New York: Macmillan Co. 1934, pp. 650-663; H. G. Wells, "The New Macchiavelli", New York: Duffield and Co. 1927, pp. 314-340; H. G. WeIls, "The Way the World is Going: Guesses and Forecasts of The Years Ahead, London: Ernest Benn Ltd. 1928, pp. 115-123; Bertrand Russelì, "Portraits from Memory and Other Essays",New York: Simon and Schuster 1956, pp. 81-83; Bertrand Russelì, "The Autobiography of Bertrand Russelì, Boston: Little, Brown and Co. 1967, voll. 1-2; Beatrice Webb, "Our Partnership", London: Longmans, Green and Co. 1948, pp. 217-366; Halford J. Mackinder, "Democratic Ideals and Reality", New York: W. W. Norton and Co., Inc. 1969, pp. XIII, 40; G. K. Chesterton, "Heretics", New York: John Lane Co. 1905, p. 81).
(9) Carol White, op. cit., p. 5.
(10) Bertrand Russell, "The Impact of Science on Society", (New York: Simon and Schuster, 1953), p. 15.
(11) Bertrand Russelì, "The Future of Science and Self-Portrait of theAuthor", (New York: Philosophical Library 1959), pp. 7-12.
(12) Bertrand Russelì, "The Impact...", op. cit., pp. 51, 98-99.
(13) Idem, pp. 101-103.
(14) Bertrand Russell, "The Problem of China", (New York, The Century Co., 1922), p. 233.
(15) Beltrand Russell, "The Prospects of industrial Civilization" (London: George Allen and Unwin, Ltd., 1923), p. 273.
(16) Bertrand Russell, The Impact... op. cit., pp. 29-30.
(17) Bertrand Russell, "The Future..." op. cit., pp.7-12.
(18) In "World Horizon" 1950, e citato in C. White, op. cit, p. 184.
(19) Bertrand Russell, "The Future..." op. cit., p. 518.
(20) Lettera del settembre 1945 all'amante Gamel Brenan, riportata in: Clark, "Life of Bertrand Russell", p. 518.
(21) Bertrand Russell in "Bulletin of the Atomic Scientists", 1946.
(22) Le accuse rivolte a Leo Szilard, Roben Oppenheimer, Enrico Fermi, amici di Bertrand Russell, sono contenute in un recente libro intitolato: "Speciai Task: The Memoires of an Unwanted Witness - A Soviet Spymaster", Boston: Little, Brown & Co., 1994, di Pavel Sudoplatov, Anatoli Sudoplatov, Jerrold L. e Leona T. Schecter. (Cfr. "EIR", 01/07/1994, pp. 20-31. Nell'articolo si sottolinea che l'aiuto dato all'Unione Sovietica, per lo sviluppo dell'arma nucleare, è stato fornito dopo l'avvenuto accordo tra B. Russell e N. Krusciov per la gestione bipolare del mondo sotto la minaccia nucleare. Lo scopo era quello di pervenire ad un Governo Mondiale sotto gli auspici delle Nazioni Unite).
(23) Bertrand Russell, "The Problem of China", op., cit., pp. 265-266.
(24) Bertrand Russell, "The Impact...", op. cit., pp. 29-30.
(25) Idem p. 75.
(26) Citazione tratta dall'articolo introduttivo, scritto da Bertrand Russell, dell'Enciclopedia Internazionale delle Scienze Unificate, pubblicata nel 1928, da Robert Hutchins, futuro presidente dell'Università di Chicago.
(27) H. G. Wells, "The Open Conspiracy: Blueprint for a World Revolution" (London, Victor Gollanez, 1928).
(28) Idem, pp. 14-15.
(29) Idem, pp. 113-114.
(30) H. O. Wells, "The Shape of Things to Come", New York: Macmillan Co. 1933.
(31) H. O. Wells, "The Open Conspiracy..." op. cit., pp. 162 e segg.
(32) Bertrand Russell, "The Impact of Science..." op. cit, pp. 102-104.


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