Bufale sullo spazio e sul tempo

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Penetrare lo spazio e incontrare il fluire del tempo, è possibile solo a chi non si illuda di liberarsi dalle condizioni sensibili portandosi oltre uno spazio e un tempo, ritenuti reali perché misurabili. La realtà dello spazio e del tempo non è misurabile. La si attinge superando non determinate forme del misurare, ma superando il misurare stesso, nella misura della consapevolezza di come e perché esso sorga, e di cosa lo spirito chieda nel racchiudere in misure la sostanza del suo eterno cercare, e che soltanto giustifica, come verità, il misurare transitorie visioni di ciò che supernamente sono lo spazio e il tempo.
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comparsa - 03:18 PM, Jan. 17, 2007

TRIBUNALE CIVILE DI ROMA
Comparsa di costituzione e risposta


per la BANCA D'ITALIA, Istituto di diritto pubblico con sede in Roma, via Nazionale 91 in persona del suo legale rappresentante pro tempora, rappresentata e difesa dagli avv.ti Giuseppe Vittimberga e Sergio Luciani e dal dott. proc. Marco Mancini dell'Avvocatura della Banca stessa, come da mandato in calce alla presente comparsa, domiciliata presso gli stessi in Roma, via Nazionale, 91 convenuta

CONTRO


Auriti Giacinto, rappresentato e difeso dagli avv.ti Giuseppe Marzano e Berardino Ciucci e dal dott.proc. Antonio Pimpini, elettivamente domiciliato presso lo studio dell'avv.to Giuseppe Marzano in Roma, via A.Traversari n.55, attore


* * *


Con atto di citazione, notificato il 24 giugno 1994, il prof. Giacinto Auriti agendo sia in proprio quale cittadino italiano, sia quale legale rappresentante dell'Associazione Culturale "Alternativa Sociale per la Proprietà di Popolo"(ASSPP) sostenendo che allo stato attuale nessuna legge indicherebbe il proprietario della moneta all'atto dell'emissione e lamentando che sino ad oggi, in base ad una consuetudine interpretativa contra legem, l'erogazione della moneta sarebbe "effettuata dalla banca centrale addebitando illegittimamente allo Stato ed alla collettività l'intero ammontare corrispettivo" in modo da conferire "solo la proprietà a titolo derivativo per il tempo limitato alla durata del prestito", ha convenuto la Banca d'Italia dinanzi al Tribunale di Roma per ivi sentir "dichiarare la moneta un bene reale conferito, all'atto dell'emissione, a titolo originario, in proprietà di tutti i cittadini appartenenti alla collettività nazionale italiana, con conseguente declaratoria d'illegittimità dell'attuale sistema dell'emissione monetaria che trasforma la banca centrale da ente gestore ad ente proprietario dei valori monetari".


* * *


La domanda attorea nei confronti della Banca d'Italia deve essere respinta perché improponibile e/o inammissibile e comunque palesemente infondata nel merito.


La visione della moneta e delle funzioni monetarie che l'attore intende accreditare è palesemente distorta e completamente infondata. Da un punto di vista logico, è innanzitutto ben evidente che l'accettazione da parte della collettività, lungi dall'essere causa del valore della moneta, ne rappresenta in realtà solo l'effetto, sicché il sillogismo deve essere rovesciato: non è vero che la moneta vale in quanto è accettata, ma semmai, come la storia e la cronaca stanno a dimostrare, che essa è accettata solo in quanto abbia un valore. Di qui la necessità che tale valore, rispondendo ad un fondamentale interesse pubblico, sia difeso e garantito dalle Pubbliche Autorità, funzione nei moderni stati affidata alle banche centrali.

Sotto il profilo giuridico, poi, il batter moneta ha da sempre rappresentato e rappresenta tutt'ora una delle più evidenti e indiscusse espressioni della sovranità statale, sicché può correttamente affermarsi che il valore della moneta trae il proprio fondamento solo ed unicamente da norme dell'ordinamento statale, che, per solito, disciplinano minutamente la creazione e la circolazione della moneta, ne sanciscono l'efficacia liberatoria, ne sanzionano la mancata accettazione in pagamento e tutelano la fede pubblica contro la sua falsificazione ed alterazione.

Anche in Italia, questa fondamentale prerogativa sovrana dello Stato è compiutamente disciplinata dal legislatore sia per quanto attiene all'attribuzione della funzione di emissione, che in ordine alle relative modalità di esercizio.

La funzione di emettere moneta, affidata nella sua quasi totalità alla Banca d'Italia, sulla base di un rapporto avente natura concessoria, dall'art. 28 aprile 1910, n. 204, ha successivamente assunto il carattere di un'attribuzione istituzionale della Banca centrale, a seguito del R.D.L. 12 marzo 1936, n. 371, e dell'art. 1 dello Statuto della stessa Banca, approvato con R.D. 11 giugno 1936, n. 1067, e successive modificazioni, a norma del quale essa è un istituto di diritto pubblico che, quale unico istituto di emissione, emette biglietti nei limiti e con le norme stabilite dalla legge.

In ordine alle modalità di esercizio di tale funzione, l'art. 4 del T.U. n. 204/1910 e il D.P.R. 9 ottobre 1981, n. 811, prevedono che alla fabbricazione del biglietto concorrano la Banca d'Italia e lo Stato, tramite il Ministero del tesoro, in modo che ne l'una ne l'altro possano formare un biglietto completo.

Mentre per la fabbricazione l'Istituto di emissione e il Ministero del tesoro hanno competenze congiunte e coordinate, le decisioni riguardanti la quantità dei biglietti da immettere nel mercato ed i tempi dell'immissione competono alla sola Banca quanto strumentali all'esercizio delle funzioni di controllo della liquidati del sistema e di salvaguardia del valore del metro monetario, affidatele nell'ordinamento italiano (T.U. n. 204/1910 e Statuto della Banca d'Italia, ma anche art. 47 della Costituzione) e ora trovanti fondamento, anche a livello comunitario, nell'art. 105 del Trattato di Maastricht sull'Unione Monetaria Europea.

Sia in ordine alla fabbricazione che all'emissione monetaria, l'attività della Banca d'Italia, pur caratterizzandosi per una forte discrezionalità tecnica, non è esente da vincoli e da controlli riguardanti la produzione dei biglietti, l'iter di emissione, l'annullamento e la distruzione delle banconote logore o danneggiate. In particolare, i tagli dei biglietti che possono essere emessi dalla Banca d'Italia sono stabiliti con legge, mentre le caratteristiche e le quantità dei biglietti da stampare vengono stabilite con distinti decreti del Ministro del tesoro. L'intera attività della Banca in questi campi è poi sottoposta alla vigilanza del Ministro del tesoro e di un'apposita commissione permanente di cui fanno parte, fra l'altro, anche sei parlamentari (artt. 108 ss. del T.U. n. 204/1910).

 

* * *

 

Tanto premesso, va rilevato innanzi tutto che nell'esercizio della funzione di emissione, è attribuito alla pubblica amministrazione un potere discrezionale assoluto, prerogativa della sovranità statale, che trae fondamento dalla necessaria preminenza dell'interesse pubblico alla fabbricazione ed alla circolazione della moneta rispetto a tutti gli eventuali interessi privati che con esso possano confliggere. A fronte di tale potere, non esistono posizioni soggettive giuridicamente tutelate, bensì meri diritti civici al godimento di pubbliche funzioni. Né discende il difetto assoluto di giurisdizione o, quantomeno, il difetto di giurisdizione del giudice ordinario.

A ciò si aggiunga l'evidente carenza di interesse ad agire dell'attore, il quale ha promosso un'azione di accertamento senza che esistesse alcuna situazione di incertezza da rimuovere tant'è che l'emissione della moneta è compiutamente disciplinata dal legislatore in modo da non lasciare spazi all'immaginazione o alla fantasia né alcun pregiudizio, anche soltanto potenziale, per l'attore in proprio o per l'associazione che lo stesso asserisce di rappresentare.

La domanda attorea è poi, anche nel merito, destituita del benché minimo fondamento.

Essa muove, infatti, dalla premessa, completamente errata, secondo cui difetterebbe nel nostro ordinamento una norma di legge che indichi il proprietario della moneta all'atto dell'emissione, sicché l'appropriazione della stessa da parte della Banca d'Italia si baserebbe su una consuetudine interpretativa contra legem.

Ebbene, alla stregua della puntuale disciplina della funzione di emissione, i biglietti appena prodotti dall'officina fabbricazione biglietti della Banca d'Italia costituiscono una semplice merce di proprietà della Banca centrale, che ne cura direttamente la stampa e ne assume le relative spese (art. 4, comma 5, del T.U n. 204/1910). Essi acquistano la loro funzione e il valore di moneta solo nel momento, logicamente e cronologicamente successivo, in cui la Banca d'Italia li immette nel mercato trasferendone la relativa proprietà ai percettori.

Tale immissione, che rappresenta uno dei principali strumenti a disposizione della Banca centrale per l'esercizio delle cennate funzioni di regolazione della liquidità del sistema e di tutela del valore del metro monetario, avviene tramite operazioni che l'Istituto di emissione, in piena autonomia conclude con il Tesoro, con il sistema bancario, con l'estero e con i mercati monetario e finanziario, operazioni tutte previste e compiutamente disciplinate dalla legge e dallo statuto della Banca d'Italia (artt. 25 - 42 del T.U. n. 204/1910 e artt. 41 - 53 dello Statuto)

Alla luce di quanto sinora precisato, è del tutto abnorme e campata in aria l'affermazione dell'attore secondo cui esisterebbe una consuetudine interpretativa contra legem, in base alla quale la Banca centrale all'atto dell'emissione "mutua allo Stato italiano ed alla Collettività Nazionale, tutto il danaro che pone in circolazione". Come visto, la moneta viene infatti immessa nel mercato in base ad operazioni legislativamente previste e disciplinate, a seguito del compimento delle quali la Banca d'Italia cede la proprietà dei biglietti, i quali, in tale momento, come circolante, vengono appostati al passivo nelle scritture contabili dell'Istituto di emissione, acquistando in contropartita, o ricevendo in pegno, altri beni o valori mobiliari (titoli, valute, ecc.) che vengono, invece, appostati nell'attivo.

Tali operazioni trovano evidenza, come prescrive la legge, nella situazione della Banca d'Italia mensilmente pubblicata sulla Gazzetta ufficiale.

Se si considera oltretutto che, come già osservato, le spese di fabbricazione dei biglietti e l'imposta di bollo sono a carico della Banca centrale e che gli utili annuali da essa conseguiti, effettuati i prelevamenti e le distribuzioni di cui all'art. 54 dello Statuto, ai sensi dell'art. 23 del T.U. n. 204/1910 vengono devoluti allo Stato, si evidenzia altresì l'assoluta inconsistenza ed insensatezza delle tesi attoree, secondo cui l'erogazione della moneta sarebbe effettuata dalla Banca d'Italia addebbitandone allo Stato ed alla collettività l'intero ammontare senza corrispettivo.

Ne consegue, pertanto, che non è dato riscontrare alcunché di arbitrario o di illegittimo nelle prerogative esercitate in campo monetario dalla Banca centrale, perché, contrariamente a quanto preteso dall'attore, l'intera materia e compiutamente disciplinata dal legislatore, in modo tale che nessun aspetto attinente all'attribuzione o all'esercizio della funzione di emissione può dirsi regolamentato da consuetudini interpretative e, men che mai, da consuetudini contra legem.


* * *


Alla luce delle suesposte considerazioni, si confida nella reiezione, da parte dell'intestato Tribunale, della domanda proposta dal prof. Auriti, della quale e difficile persino comprendere l'oggetto (art. 163, 3° comma, n. 3, e art. 164, 1° comma, c.p.c.), con condanna dell'attore, non solo alla refusione delle spese di lite, ma altresì al risarcimento dei danni ex art.96 c.p.c., atteso che, anche a considerare con la miglior benevolenza l'azione da questi intentata, riesce difficile non ravvisarvi il carattere della "temerarietà".


* * *


Tutto ciò premesso, la Banca d'Italia, come sopra rappresentata e difesa, formula le seguenti


CONCLUSIONI


"Piaccia all'Ill.mo Tribunale adito, ogni contraria istanza e deduzione reiette, respingere la domanda attorea siccome improponibile e/o inammissibile e, comunque, infondata nel merito. Condannare, in ogni caso, l'attore alla refusione delle spese di lite nonché al risarcimento dei danni causati e causandi ai sensi dell'art.96 c.p.c., nell'importo che riterrà di liquidare in via equitativa".


Con ogni più ampia riserva e salvezza anche di richieste istruttorie.

Roma, 20 settembre 1994


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appartenenza - 12:10 PM, Dec. 30, 2006

COMUNICAZIONI DI SERVIZIO

 

Email di Ettore Affatati ricevuta il 05/01/07 22:16 con oggetto"ANDATA E RITORNO IN CLM":

 

Caro Nereo,
dopo il nostro chiarimento per telefono sulla incresciosa situazione che si è venuta a determinare per l'invio di DCmail non richiesti da te ed altri iscritti al CLM, ti chiedo scusa da parte del presidente CLM Argo Fedrigo che mi ha garantito che nelle prossime settimane questo inconveniente verrà risolto (in ogni caso se dovesse persistere è solo per iniziativa personale di Sandri per conto della DC e non del CLM). E' superfluo aggiungere che Argo tiene molto alla tua attiva collaborazione e presenza nel CLM.
Un SALUTO affettuoso a te ed Aurelia
da Argo ed Ettore

 

Sull’appartenenza di Nereo Villa al CLM

 

L’appartenenza di Nereo Villa al CLM è terminata con le sue seguenti formali richieste (2 emails) ad Angelo Sandri, segretario nazionale DC, e segretario organizzativo nazionale CLM (il testo di Sandri è scritto con caratteri maiuscoli, per facilitare la lettura):

 

PRIMA MAIL

(Da: "nereo.villa" A: "Angelo Sandri". Oggetto: Re:GAUDETE IN DOMINO ! Ricevuto il: 18/12/06 16:59).

"D'ALTRA PARTE È PER QUESTO CHE TRA NOI, BATTEZZATI, SIAMO TUTTI FRATELLI"

"Onorevole" (?) Angelo Sandri, non scherziamo! Io mi sento, sono, fratello di ogni essere umano, anche dei non battezzati! Ma voi, prima di parlare con qualcuno gli chiedete se è battezzato, altrimenti non gli parlate?

"IL PAPA È TORNATO DI RECENTE A PARLARE DEL DRAMMA DELLA FAME CHE AFFLIGGE ANCORA GRAN PARTE DEL MONDO..."

Allora smetta di mangiare aragoste e farsi baciare l'anello d'oro e si faccia povero come Francesco!

"...CHI EVADE LE TASSE..."

Le tasse in una società PER l'uomo vanno abolite, tutte! E lo Stato deve ritirarsi dall'intromissione nell'economia e nella finanza.

In ogni caso avevo già avvisato di rimuovere il mio indirizzo mail dal vostro elenco. Non desidero ricevere più messaggi deprimenti di questo tipo che mi rovinano l'umore.

Grazie.

Nereo Villa

 

SECONDA MAIL

(Da: nereo.villa A: angelo sandi. Oggetto: richiesta rimozione indirizzo mail. Ricevuto il: 18/12/06 17:04)

Prego rimuovere il mio indirizzo mail dal Vs. Elenco.

Non desidero ricevere posta clerical politica.

Grazie.

 

Tale appartenenza nacque per due motivi: seguire il consiglio di una persona da Nereo Villa stimata, Ettore Affatati (cfr. http://epicheia.blogspot.com/2006/08/un-caro-saluto-ad-ettore-e-nemiliz.html) e per essersi interessato egli stesso al CLM (vedi l’articolo “Tanti aiuti alle famiglie cambiando il sistema bancario”: http://nereovillanews.spazioblog.it/43327/clm.html).

Lo stesso dicasi dell’auspicio per l’attuazione dell’unione fra CLM ed Etleboro (vedi l’articolo “Creatività alla portata di tutti”: http://nereovillanews.spazioblog.it/43329/etleboro.html): durante il 1° convegno “Fiera della verità”, organizzata da Sandro Pascucci, Nereo Villa manifestò l’idea di detta unione, suggeritagli dall’Affatati.

 

L’esperienza di Nereo Villa nel campo promozionale di unioni per la triarticolazione sociale iniziata nel 1999 (vedi per es. il sito: AFIMO “Abbaco Filosofico della moneta”: http://digilander.libero.it/afimo/) ha verificato la realtà di quanto Rudolf Steiner ha più volte sostenuto nelle sue conferenze, vale a dire che non serve fondare associazioni con lo scopo dell’amore sociale perché tale amore si realizzi. Infatti, più l’uomo parla di amore fraterno e di umanità, quasi inebriandosene, più diventa egoista: come esistono piaceri sensuali, così esiste pure una voluttà psichica. Ed è proprio una voluttà raffinata potersi dire: “Io voglio diventare sempre più morale!” Questo pensiero non produce il quotidiano e usuale egoismo, ma un egoismo raffinato. L'amore e la solidarietà non si manifestano per il fatto di venire pretescamente proclamati alla Prodi.

L’umanità può essere condotta all’unione fraterna solo attraverso la conoscenza spirituale. E per introdurre la fratellanza generale fra gli uomini non esiste altro mezzo che la diffusione nel mondo di giuste informazioni sulle verità sociali (conoscenza occulta ed occultata).

Si possono fondare anche migliaia di associazioni: esse non raggiungono lo scopo per il quale, nonostante le possibili ottime intenzioni, sono costituite, in quanto non si conosce e non si sa fare quel che è giusto per poter raggiungere l’unione fraterna fra gli uomini.

Soltanto cittadini che vivano verità sociali valide per TUTTA l'umanità, possono riunirsi nell’unica verità.

Come il sole riunisce tutte le piante che tendono verso il sole pur mantenendo ognuna la propria individualità, così la verità deve essere UNICA, e tutti devono tendervi. Soltanto allora i cittadini si ritrovano, e devono lavorare e tendere con energia alla verità: solo allora possono infatti convivere in modo armonico.

Chi obietta che tutti tendono alla verità, che esistono diversi punti di vista, e che da questi derivano contrasti e differenze, ha una conoscenza della verità non ancora abbastanza approfondita. Innanzitutto egli dovrebbe SPERIMENTARE che la verità non può essere che una, e che essa non dipende da una votazione popolare, ma che è vera in se stessa. O forse si pensa di poter votare che la somma dei tre angoli di un triangolo sia o no uguale a 180 gradi? Che nessuno, oppure che milioni di uomini siano d'accordo, è indifferente: quando sia stata riconosciuta una verità, essa è vera e valida per il singolo. PER LA VERITÀ NON VALE LA DEMOCRAZIA.

Quelli che non concordano non sono ancora progrediti a sufficienza verso la verità, e da ciò provengono tutti i contrasti in materia.

Oltretutto, se avviene che uno sia di un parere e un altro dell’opinione opposta, uno dei due sbaglia.

La mèta alla quale tende il nuovo millennio è appunto la diffusione di verità nascoste in cerchie sempre più vaste. Questa è la missione. Una società che si riunisca per uno scopo spirituale ha come compito di portare verità nascoste dappertutto nella vita, e di applicarvele. Ed è proprio questa l’esigenza di questo periodo storico.

Sono gli oggetti stessi che determinano come debbono venir rappresentati. L’io non ha nulla da decretare in proposito.

Ciò vale sia in campo scientifico-spirituale, sia nel campo di inaspettati neoriformatori del sociale, che pretendono cambiare il mondo non cambiando se stessi, oltretutto giustificando in qualche modo la truffa del signoraggio (vedi a questo proposito la “Lettera aperta di cittadini alla Guardia di Finanza: http://letterapertallagdf.blog.tiscali.it/) per buttarsi sui proventi del signoraggio come avvoltoi sulla carogna.

Varie volte Nereo Villa ha tentato di spiegare le esigenze ed i requisiti nuovi che un’associazione scientifico-spirituale avrebbe dovuto (e deve) avere per non cadere MAI PIÙ nel gorgo della partitocrazia.

Forte di tale esperienza, ha elaborato lo scritto scientifico-spirituale di Massimo Scaligero “Affinché un’associazione spirituale viva” per vari ambiti associativi, aventi a cuore non il modello gattopardiano delle riforme sociali (modello emergente dal libro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa “Il Gattopardo” attraverso la nota formula: “Bisogna che tutto cambi affinché tutto resti com’è”) ma il cambiamento reale. L’ulteriore elaborazione di tale scritto è intitolata “Affinché un’associazione scientifico-spirituale viva”, ed è pubblicata alla pag.: http://antigattopardo.splinder.com/post/10394086/associazione

   

Tale scritto informa circa il potere reale che il popolo sovrano ha di unirsi fraternamente per cambiare lo status quo.


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segretocrazia - 05:33 PM, Nov. 29, 2006

L'idea della cassaforte è

del grande Giovanni Sandi,

amministratore di

SIGNORAGGIO.IT

Vai Giovanni!!! WLF 


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alienino - 09:01 AM, Oct. 31, 2006

ALIENINO

 

Quando una persona è un faxsimile di umano in quanto dentro ha perso pressoché completamente la propria umanità, non si tratta più di un essere umano negativo o cattivo, ma di un alieno o di un alienato. Per benevolenza lo puoi chiamare anche “alienino”, o per far corto “nino”. Però se tu dici ad un “nino”: “Sei un alieno”, costui è presumibilmente contento di essere riconosciuto diverso da te. Perciò con costoro bisogna fare massima attenzione alle parole, per non rischiare di ingrandire l’alienazione stessa. Infatti l’io (umano) non fa ad un altro io quello che non vorrebbe fosse fatto a sé. Ecco perché riconoscere l’altro come io non umano può essere fatto solo per metterlo in fuga, non per accoglierlo in noi stessi come “umanità”, dato che non di umanità si tratta, ma di faxsimile di umanità, cioè di antiumanità.

Ne viene dunque un’esigenza: occorre metterlo in fuga affinché l’io vero emerga, e l’alienazione incominci a dileguarsi per poi scomparire da quella persona (o da noi, perché il discorso può essere anche invertito, in quanto anche noi stessi potremmo rischiare di essere o di agire secondo criteri di disumanità o antiumanità).

Ma la cosa è alquanto seria, dato che questa esigenza può essere soddisfatta solo “da chi ha la facoltà di amare”. Questa affermazione (di un mio conoscente filosofo) è molto saggia, e tenterò di approfondirla. Infatti, anche se sappiamo smascherare l’alienino (la cui maschera è sempre fatta di armamenti “necessari” per la guerra giusta o santa), e magari sappiamo anche dirgli che quegli armamenti non hanno senso (dato che il vero campo di battaglia è interiore), la capacità di smascherare “nino” si chiama umanità profonda. Occorre sapere sperimentare in noi stessi il “pensiero” dell’alieno, per percepire cosa esso fa accadere dentro l’umano che è in noi.

Perciò delle due l’una: o sai amare, oppure non sai amare. E di “nini” in giro ce n’è un sacco ed una sporta.

Quindi mi chiedo “Nereo, davvero sei in grado di amare un tuo simile?” Di fronte a un “nino”, come ti poni?  

La risposta è: “No, io non so amare”.

A questa affermazione si contrappone in me, dato che non nego di avere la mia buona dose di “ninismo schizofrenico”, quella contraria: “Io so amare a modo mio”.

A modo mio significa: INGRANDIRE.

Se l’ingrandire è autentico, è soprattutto anche ingrandimento del “peccato” (se ve n’è) al fine di averlo più facilmente di fronte per maneggiarlo, cioè controllarlo.

Se la mia compagna non mi mostra il mio errore (il mio “peccato”), significa che non mi ama (per vari motivi, per es., per paura delle mie reazioni, o perché non ha interesse a ingrandirmi, ecc.).

Chi o cosa stabilisce che quello è un errore?

Il contenuto del concetto di criterio o di parametro con cui è possibile valutare un atto, permette l’agire conviviale.

Per esempio, se due felini stanno per mangiare non si fanno molti complimenti: chi afferra di più mangia di più. La convivialità non è, qui, un problema.

Due esseri viventi che, invece, hanno forma umana non possono comportarsi in modo felino (o “feli-nino”, aha aha aha aha), perché dal momento che si comportano in modo felino incominciano ad essere umani solo formalmente.

Il comportamento formale, che tradisce un sostanziale comportamento animale non è conviviale. E se fra te e me c’è un’eccedenza di convivialità da parte tua o da parte mia, essa dovrebbe poter essere condivisa, dato che la qualità del convivere migliorerebbe il livello conviviale, con effetto benefico per entrambi. Per esempio, se mi accorgo che tu non esegui bene quel dato compito rispetto a come saprei svolgerlo io, dovrei insegnarti a fare meglio, oppure espletare io stesso l’incombenza, in modo da agevolarti in qualche modo (ciò che conta è non rendere l’altro dipendente da noi stessi: l’altro deve sapere che, se vuole, può fare anche lui quella determinata cosa). Lamentarci del fare altrui, da noi reputato inadeguato, è comunque sempre semplicemente sterile.

Dunque è solo ingrandendo l’altro che io posso amarlo.

Questo è il mio limite, dato che non sono per nulla in grado di amarti senza ingrandirti o beneficarti. Dunque, o “nino”, amarti come essere animale, o come mero appartenente alla specie umana, è per me equivalente al non amarti. Oppure equivale all’ipocrisia dell’amore, dato che amare l’altro ha sempre a che fare con la ricerca dell’unità. Qui, la riflessione pensante si accorge subito che si entra in una dinamica che vale non solo nell’ambito di una partnership di tipo coniugale, ma che tale ricerca di unità riguarda svariati campi, e perfino per esempio quello del welfare, della tassazione, ecc., dato che la problematica è in fondo la stessa che fa litigare - sempre fuori luogo in realtà - i politici fra di loro, là dove il problema è sempre paradossalmente un altro.

Ma per non estendere troppo questi concetti, mi limito a ripetere quanto vado dicendo da anni su questo argomento che ho chiamato a volte il “paradosso dell’amore”

vedi per esempio http://www.filosofia.eu.org/mostramessaggio.php?idmsg=19558

e che sintetizzo così: da un lato ti innamori di qualcuno, perché costui ti evoca tutte le (o alcune delle) persone a cui eri attaccato da piccolo, e dall’altro chiedi a costui di riparare quei torti che quei dati genitori o parenti ti fecero subire.

Dunque l'amore ha in sé la paradossale contraddizione fra il tentativo andare indietro nel tempo e quello di annullare quel tempo (in cui hai sofferto per quei torti).

Da questo punto di vista è stato ipotizzato (Woody Allen) che l’amore contenga in sé la contraddizione tra il tentativo di tornare al passato e il tentativo di annullare il passato.

Credo che questa ipotesi di W. Allen sia qualcosa di valido, anche nel campo meramente individuale, o di single.

Per essere in presenza di una vera vita conviviale soddisfacente (non solo con la persona che ami, ma con tutti) occorre dunque imparare a litigare con noi stessi, fino ad ottenere la assolutamente necessaria autonomia affettiva.

In ogni essere umano albergano infatti due emisferi di materia grigia. Da un lato, si opera per l'immaginazione creativa assoluta, dall'altro per la logica assoluta. Di solito non sfruttiamo un gran che le possibilità che esse offrono, e inoltre tendiamo ad usare più l’una a discapito dell'altra. Per cui nascono poi le fissazioni (destra, sinistra, rosso, nero, ecc.) e le idiosincrasie, le psicosi e le nevrosi.

Credo pertanto, e questo è il mio auspicio, che sarà compito di tutti in futuro sfruttare sempre di più le possibilità di tutti i nostri poteri, per costruirci un mondo sempre più autenticamente conviviale.


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onu-filantropia - 10:23 AM, Oct. 24, 2006

Filantropia ONU

 

Nel 1968 (6 e 7 aprile 1968), mentre io mi occupavo di rock ed esclusivamente di rock, cosa combinavano i sessantottini?

Lo stratega della NATO, Aurelio Peccei (1908-1984), famoso ex dirigente FIAT (vedi "Ambientalismo criminale. La cacca "verde" dell'ONU", http://bufala.spazioblog.it/23186/caccaverde-onu.html), e Alexander King, direttore generale OCSE, vengono chiamati da Gvisciani, spia e ideologo sovietico al fine di fondare il famigerato "Club di Roma".

L'anno dopo, veniva creato nell'ambito della NATO il "Comitato per le Sfide della Società Moderna", o CSSM, importante ente ambientalista, presieduto da Russell Train, uno dei capi del WWF.

Tra gli ideatori di questa NATO "verde" spiccava la figura di Henry Kissinger.

Avviso anche qui il lettore che le notizie seguenti riguardano documenti storici, reperibili a tutti, anche se va detto che, una volta compresa la "teoria del genocidio" di Bernard Russell (vedi le pagine "Genocidio ONU, http://bufala.spazioblog.it/22709/genocidio-onu.html e "1+1=? nessuno lo sa... io lo so. Cultura ONU", http://bufala.spazioblog.it/22780/onu-cultura.html) ben poco resta da scoprire nel pensiero di tutta quella miriade di fondazioni culturali, istituti, movimenti, gruppi e clubs di esplicita ispirazione malthusiana, di cui il "Club di Roma" fu e continua ad essere centro propulsore.

Le cose dunque sono note, anche se nessuno ne parla. O meglio: "a botta calda" se ne parla, poi si tace immediatamente e ci si guarda bene di approfondire...

In questo caso perciò se ne parlò vent'anni dopo, e si parlò di congiura ecologista, in cui il movimento ecologista e i Partiti Verdi rappresentano "la chiave nella marcia verso il potere", e furono creati dal "Club di Roma" stesso secondo quanto affermato dal suo vicepresidente Maurice Guernier (1).

Peccei, invece, presidente del club, chiarì ulteriormente i contenuti del club: "Noi dobbiamo sviluppare programmi di tirocinio, per i giovani, per incoraggiare la sfiducia nelle scienze fisiche, l'umiltà della condizione umana, e l'odio per lo Stato nazionale [...]" (lo Stato infatti avrebbe dovuto lasciare il posto al Super Stato, cosa avvenuta con l'attuale Unione Europea) "perché queste attitudini intellettuali sono le premesse per comprendere i gravi problemi dell'esplosione demografica e della limitazione delle risorse" (2).

Venivano in tal modo lanciate le parole d'ordine di Peccei, riportate anche nella sua biografia: "Il diritto di dare la nascita non è un diritto assoluto!" (3). E nel suo libro "Cento pagine per l'avvenire", Peccei scrive ciò che diverrà poi cinico nichilismo senza, cioè il pensiero debole pappagallescamente ripetuto poi dai sedicenti filosofi odierni: "Cos'è l'homo sapiens? Il capolavoro della natura o un refuso sfuggito al controllo della selezione immediata?". E poi: "Ci siamo chiesti se, rispetto al maestoso fluire dell'evoluzione, l'homo sapiens non rappresenti un fenomeno deviante, [...] un tentativo ambizioso andato male, un errore di fabbricazione che (sarà eliminato o rettificato in qualche modo)". E ancora: "Viene da chiedersi se [...] non siamo diventati una generazione di mostri". E ancora: "Salvo gli insetti, sono rare le specie che si moltiplicano in modo così selvaggio e cieco; una proliferazione che non si può definire che cancerosa" (4).

In un'intervista a "La Repubblica" del 31/12/ 1980, Peccei, detto "il profeta", affermava: "Gli uomini continuano a vivere sul pianeta come i vermi sulla carogna". Poco dopo: "E questi vecchi che ci sono in più? Dobbiamo rivalutare la morte!". In un'altra intervista del 1974, sugli atti di cannibalismo avvenuti tra i sopravissuti di un disastro aereo, Aurelio Peccei sentenziò: "Furono atti di umana creatività" (5).

Ecco perché "Il funesto demiurgo", cioè il sostenitore del pensiero debole, o dello "Squartamento" di sé, "Al culmine della disperazione", che lo rende irrecuperabile disperato, cioè senza speranza, nel suo "Sommario di decomposizione", e nei suoi "Sillogismi dell'amarezza", non può che abbeverarsi, per "La tentazione di esistere" che, nonostante tutto, vive ancora in lui, in forma bestialmente subumana, a "filosofie" in pillole, che alimentino il suo rifiuto concreto della realtà, vedi per esempio i seguenti aforismi di Cioran (NB: anche le parole fra virgolette sono titoli di libri di Emil Cioran):  "Chi, avendo frequentato gli uomini, si fa ancora illusioni sul loro conto, dovrebbe essere condannato alla reincarnazione... Ammettendo l'uomo, la natura ha commesso molto più di un errore di calcolo: un attentato a se stessa... Talvolta si vorrebbe essere cannibali, non tanto per il piacere di divorare il tale o il talaltro, quanto per quello di vomitarlo".

Infatti, tracciato il solco dell'odio contro l'uomo, i più autorevoli esponenti delle formazioni ecologiste non si risparmiarono nel denunciare la malvagità di questo essere "cancerogeno" che è l'uomo: il principe Filippo d'Inghilterra, presidente internazionale del WWF, per esempio, fece sfoggio di tutto il suo amore per l'umanità affermando: "Nel caso io rinasca, mi piacerebbe essere un virus letale, così da contribuire a risolvere il problema della sovrappopolazione" (6)!

In America, David Foreman, uno dei capi dell'associazione ambientalista "Deep Ecology" (Ecologia Profonda), scriveva, sulla rivista "Earth First," che: "L'umanità rappresenta il cancro del mondo vivente"; e a proposito del virus dell'AIDS: "L'AIDS non è una maledizione; esso dev'essere il benvenuto: come un rimedio naturale per ridurre la popolazione del pianeta!" (7).

Il filosofo norvegese Arne Naess, fondatore del movimento verde "Deep Ecology", nel corso di una conversazione confidò che: "Da un punto di vista ecologico, l'AIDS può essere visto come una buona cosa. Le persone rimangono stupite se questo viene detto pubblicamente, ma la diffusione dell'AIDS favorisce la riduzione della popolazione, e l'ecologia ne trarrà beneficio" (8).

Un'altra ecologa, Ann Throfy, sulla stessa rivista aveva scritto: "Come ambientalisti radicali riteniamo che l'AIDS non sia un problema, ma una necessaria soluzione. Parafrasando Voltaire: se questa epidemia non esistesse, gli ambientalisti dovrebbero inventarla!" (9).

Konrad Lorenz, giustamente ritenuto dai Verdi di tutto il mondo come uno dei loro padri spirituali, in una sua intervista, rilasciata a due noti ecologisti, disse: "Contro la sovrappopolazione, l'umanità non ha intrapreso nulla di sensato. Si potrebbe, perciò, avere anche una certa simpatia per l'AIDS che potrebbe decimare l'umanità, impedendole altre imprese pericolose!" (10).

E tutto questo sembra essere in armonia con i "Diritti dell'Uomo" proclamati dall'ONU!

Dopo questi "Diritti Umani", infatti, l'ONU varò i "Diritti dell'animale": il 27 gennaio 1978, da Bruxelles, l'UNESCO lanciava in tutto il mondo la "Dichiarazione universale dei diritti dell'animale", condensata in 14 articoli: "Tutti gli animali nascono uguali davanti alla vita e hanno gli stessi diritti all'esistenza", dichiara il primo articolo e, dopo aver difeso, nei successivi, il diritto dell'animale alla libertà, a vivere nel suo ambiente naturale, alla limitazione della durata e dell'intensità del lavoro, il diritto ad un'alimentazione adeguata, al riposo, ecc., all'articolo 13 si legge: "L'animale morto deve essere trattato con rispetto". Questo è senz'altro condivisibile, come lo è il divieto dell'uso di cavie animali. Però la stessa cosa dovrebbe essere detta, almeno, anche per l'uomo, che è invece ridotto a cavia di espianto a cuore battente! E invece per le persone defunte, l'ecologa comunista Laura Conti propose la soluzione seguente: "Un'alternativa più proponibile (al seppellimento dei cadaveri) potrebbe essere quella di creare apposite scatolette di cibo per cani e gatti, in cui la carne umana sostituisca una percentuale di quella di altri animali" (11). Sempre l'articolo 13 afferma: "Le scene di violenza di cui gli animali sono vittime devono essere proibite al cinema e alla televisione". Si può immaginare cosa succederebbe alla produzione cinematografica e televisiva se gli esseri umani godessero dello stesso diritto!

L'articolo 14 termina con le parole: "I diritti dell'animale devono essere difesi dalla legge, come i diritti dell'uomo"!

Subito, in difesa dell'animale, sorge l"'animalismo" con le sue svariate associazioni, istituti e organizzazioni internazionali, i cui teorici e leaders, esprimono meglio, con le loro schiette parole, come dev'essere realmente intesa la "parificazione" dei diritti dell'animale e dell'uomo, invocata dall'UNESCO.

Ingrid Newkirk, dirigente di una delle più agguerrite organizzazioni animaliste, il "People for Ethical Treatment of Animals", dichiara: "Non credo che gli esseri umani abbiano il 'diritto alla vita'. È una concezione perversa di supremazia. Un topo è uguale ad un maiale, a un cane, a un bambino" (12).

Per Peter Singer, autore della "bibbia" degli anirnalisti, "Animal Liberation", in un'altra sua opera, "Etica pratica" del 1979, a proposito dell'infanticidio, propose una legge che negava il pieno diritto legale di vita ai neonati "per almeno un mese dopo la nascita" (13).

Alla farsa dei "Diritti dell'uomo" dell'ONU si aggiunse dunque quella dei "Diritti dell'animale". Gli obiettivi, però, rimasero (e sono) sempre gli stessi: l'avversione per l'uomo e lo spopolamento del pianeta!

Per attuare questo filantropico programma di sterminio, non era però sufficiente che questo fosse propagandato e promosso soltanto da istituzioni private, anche se transnazionali. Esso doveva essere ufficialmente assunto come politica estera da una nazione intimamente legata ai programmi genocidi mondiali: una nazione "membro permanente" del consiglio di sicurezza delle nazioni unite è la principale finanziatrice dell'intero budget dell'ONU: gli Stati Uniti d'America.

 

NOTE

(1) EIR, Rapporto Speciale, "La Congiura Ecologista", Eir News Service, Inc. 1988, p. 34.
(2) Cfr. Global 2000, Genocide 100 Times Worse than Hitler. NDPC P.O.Box 26, Midtown Station, N. Y., New York 10018, 1981, p. 3 (vedi anche: "Wilsonianum, ONU e Goetheanum. Il Goetheanum di Dornach come simbolo di pace cosmica": http://bufala.spazioblog.it/22633/onumania.html).
(3) A. Peccei, "Cento pagine per l'avvenire", Mondadori Editore, Milano 1981, p. 42.
(4) Idem.
(5) "Contre le Club de Rome", Pubblicato dal Parti Ouvrier Européen, 1981, p. 20.
(6) Deutsche Press Agentur (DPA), 8 agosto 1988.
(7) Corriere della Sera, 4 gugno 1987.
(8) Dichiarazione fatta ad un giornalista dell'EIR, il 22/05/1987. (Dal Dossier: "The Aids Disaster: negligence or mass murder?" del dott. Bernhard Godot, ottobre 1989).
(9) Panorama, 09/04/1989.
(10) EIR, Rapporto Speciale, "Il movimento ecologista: la più grande frode del secolo, 1989, p. 41.
(11) Cfr. Ecologia domestica, pp. 44-45.
(12) Cfr. "Nuova Solidarietà", 14/07/1990.
(13) Ibid.


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